italicspecimen
Italic || Martedì 7 Ottobre 2008, ore 22:04
Che cos’è Italic 2.0

Italic 2.0 non è un annual, né un contenitore, né un premio, né solo un libro.
Abbiamo ritenuto che fosse inutile produrre una sorta di annual (o raccolta di tutti i progetti fatti in un dato lasso di tempo), in quanto riteniamo che non avrebbe avuto nessun valore culturale, sarebbe stato una semplice esibizione autoreferenziale: l’annual non contempla la possibilità di critica (e magari questo vuol dire anche indicare limiti e difetti dei lavori che vengono pubblicati); tantomeno contempla la possibilità di affermare che l’argomento di cui si parla è inutile o superato. Un annual non sarebbe che uno strumento corporativistico. Un modo per affermare gli interessi di una categoria o di un gruppo di persone.
Nel volume chiamato Italic 2.0 (che è solo parte del progetto Italic), c’è spazio per l’autocritica, per l’idea che la tipografia non sia il fine del nostro lavoro, ma semplicemente uno dei possibili strumenti per comunicare.
Italic è anche  un insieme di strumenti (un blog, un database, un gruppo di persone che osserva e elabora idee, una rete di contatti).

Italic non è un premio, perché i premi non aiutano a capire le cose e nemmeno a farle funzionare.
Italic è una riflessione sulla tipografia italiana contemporanea da un (im)preciso punto di vista. Quello di un gruppo di persone che discute (tanto ché il gruppo è aperto e variabile e su molte cose le persone coinvolte non sono d’accordo tra loro).
Il volume Italic 2.0 non intende rappresentare in alcun modo nella sua interezza il type design italiano, ma cerca di dare una visione critica su cinque temi che abbiamo ritenuto significativi per la realtà contemporanea.
Di questi, almeno tre riguardano questioni che in Italia non hanno ancora avuto preciso e definito compimento (e questo è evidentemente il motivo principale per cui si sono scelti). Il primo tema è la didattica, che in Italia ha avuto un’autentica esplosione (irragionevole? priva di consapevolezza? immotivata? imprevista?) negli ultimi due-tre anni. Il secondo riguarda il rapporto con la storia e il significato del confronto con il passato, cosa che in Italia non è un problema banale. Il terzo è la costruzione di strumenti, in particolar modo di natura informatica, che siano in relazione con la tipografia. Dallo sviluppo di questi tre aspetti dipende molto del senso futuro della tipografia italica.
Un altro tema trattato nella pubblicazione riguarda i caratteri custom, su cui in Italia si è raggiunto un certo grado di maturità, per cui si sono visti in pochi anni numerosi progetti in quasi tutti gli ambiti “classici”, tanto da non sfigurare nel confronto con paesi più blasonati.
L’ultimo tema è quello della (sterminata) produzione autonoma di caratteri, motivata in primo luogo dal fatto che disegnare caratteri è, per alcuni, divertente. Curiosamente a questo si contrappone la scarsità di caratteri commerciali. Per la pigrizia, l’inconcludenza, l’eccessivo perfezionismo di parte dei progettisti italiani oppure per scelta ideologica il commercio dei caratteri non viene per ora quasi contemplato, a parte qualche caso sporadico e isolato. Tendenza suicida?

Per sviluppare questi temi si sono scelti un certo numero di progetti attorno a cui costruire un’analisi tematica, questo ha portato ad alcune esclusioni. Ad esempio nell’area dedicare ai caratteri custom si è privilegiato nella scelta il committente del lavoro, nel senso che si è scelto di intervistare, quando possibile, non chi ha realizzato il carattere (che avrebbe fornito un punto di vista autoreferenziale), ma chi lo usa e perché, andando a cercare di cogliere le motivazioni di una rinata attenzione alla tipografia.
Si è scelto poi di puntare in prevalenza sui caratteri di impianto più classico, caratteri funzionali dedicati ad applicazioni pratiche, citando solo sporadicamente progetti più espressivi o estetizzanti (escludendo anche progetti significativi, ma fuori tema). In una successiva analisi, fatta da curatori diversi, queste proporzioni potrebbero essere ribaltate.
Nella parte dedicata agli strumenti si è fatta una precisa scelta di campo: ci siamo sbilanciati nelle scelte, cercando di ridurre il più possibile il numero dei progetti di natura formalista, mettendo anche alcuni progetti più deboli, con l’intento di sollevare la questione e portare l’interesse dei progettisti sul tema della ricerca e della produzione di strumenti, perché questa ci sembra una via densa di sviluppi che si deve contribuire ad aprire (magari anche motivando le persone che ci hanno finora lavorato pro bono).
Questa selezione non poteva essere realmente esaustiva perché molti progetti siamo andati a scovarli direttamente, quindi delle cose potrebbero essere state escluse per semplice ignoranza. Di questo ci dobbiamo prendere in pieno la responsabilità.

Alcuni criteri di scelta “a-priori” ci hanno aiutato a sfoltire la massa dei progetti. Il più importante di questi è l’esclusione di caratteri derivativi, ovvero dei caratteri derivati più o meno strettamente da un modello digitale (quindi non si parla di modelli storici, a cui peraltro è stata dedicata un’intera sezione). Data la quantità e la varietà di caratteri, ci è parso più significativo privilegiare progetti che sviluppassero un’idea più autonoma, pur nella consapevolezza che ogni carattere è in una certa misura derivativo perché, come tutte le opere di progettazione, assorbe la contemporaneità.

In conclusione possiamo affermare che le scelte sono state parziali proprio perché esprimevano un punto di vista di persone con delle idee precise (e diverse tra loro) sulla tipografia. Interessante sarebbe che altre persone concepissero altre visioni, producendo nuove pubblicazioni critiche e nuovi progetti di un livello superiore a quello espresso sinora.

La volontà sarebbe stata quella di proporre un numero ancora più ridotto di progetti esemplari per poterli analizzare meglio. Il problema forse era che mancavano progetti che consentissero un simile livello di dettaglio. Speriamo che questo lavoro serva da stimolo per produrne.

i curatori

giofuga

Ben scritto!

Giò

Collegamento permanente || Martedì 7 Ottobre 2008, ore 22:13

Italic 2.0: il libro « oinoi. the other way round

[…] con cui è stato realizzato il libro, e la mostra che ne è derivata, vi consiglio dl leggere Che cos’è Italic 2.0. Per vedere un po’ meglio la mostra, guardate questo set di Flickr. […]

Collegamento permanente || Venerdì 24 Ottobre 2008, ore 21:08

LS graphic design » Italic 2.0 // contemporary typedesign in Italy

[…] di adesso. Per capire più nel dettaglio l’anima del libro, vi consiglio vivamente di leggere l’articolo apparso sul blog di Italic scritto da noi tre […]

Collegamento permanente || Sabato 1 Novembre 2008, ore 16:44

Trip Advisor

Touring Well Even With A Limited Budget

Collegamento permanente || Mercoledì 5 Dicembre 2012, ore 15:35

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